“Back to the Roots”… e Un Dorato Vellutato di Verdure Con Crema di Anacardi e Feta, Melograno e Semi di Nigella

Root Vegetable Soup with Cashew Cream | Vellutata di Verdure con Crema di Anacardi | Lab Noon by Saghar Setareh-23

Sono ritornata.

Questa è la novità. Qui ve lo annuncio, per la prima volta, pubblicamente. 

Sono ritornata nel (quasi) cuore di Roma, la città che amo, la città che mi permetto di chiamarla casa, dopo averci vissuto più di 8 anni. Ho cambiato casa. Ho fatto un trasloco che assomigliava l’esodo del terzo millennio. Ho riordinato le mie mille cose –a meta, devo ancora continuare– e mi sono liberata di mille vestiti, libri e oggetti vari che non mi davano una scintilla di gioia

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Sono ritornata single. 

Ho fatto un lungo percorso, dove ho amato, ho riso, ho viaggiato, ho goduto… ho pianto, ho sofferto, ho abbandonato e poi…

Sono ritornata.

Piano piano sto cominciando a curare le cose che avevo trascurato negli ultimi tempi, presa dai pensieri e impegni. Sono le piccole cose, che avevo dimenticato come si faceva a goderle, come lavare i piatti con l’acqua calda dopo la colazione all’alba, lasciare entrare l’aria fresca del mattino nella camera senza avere paura del freddo, spolverare le cose prima di andar via, e godersi una lettura in silenzio la sera, da sola, nel centro del letto. 

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Sono ritornata a curare bene la mia dieta. Anche qui, sto provando a togliere tutto ciò che era in eccesso e non mi faceva del bene. Mi ero premessa di fare un mese di disintossicazione vegan e sostanziosa nel mese di febbraio. Anche se non ci sono riuscita del tutto (perché condivido l’appartamento nuovo con dei ragazzi del sud; a casa volano insaccati e formaggi artigianali a cui è molto difficile dire di no!), ho ridotto tantissimo gli alimenti confezionati, ho inserito tanta verdura e frutta fresca, e ho ridotto i formaggi e eliminato (per il momento) i derivanti della carne.

Root Vegetable Soup with Cashew Cream | Vellutata di Verdure con Crema di Anacardi | Lab Noon by Saghar Setareh-16
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Ho la fortuna di lavorare in una strada dove ogni mattina c’è un coloratissimo mercato di frutta e verdura fresca che mi permette di scegliere i miei spunti tra la frutta fresca di stagione, e mi fa sognare a tutte le cose che cucinerei (e e fotograferei) se non dovessi andare in ufficio.

E’ stato proprio questo mercato a ispirarmi a fare questa ricetta. Immaginavo come potevo mischiare le carote –freschissime, ancora con le cime verdi– con le rape, la zucca e altre verdure per creare un piatto che sia semplice e genuina, ma nello stesso tempo saziante e bilanciato. Continue reading

Un Dolce di Zucca alla Persiana, Confini che Svaniscono e il Viaggio In Iran

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I. A Proposito di Casa e i Confini

Ho sempre delle emozioni contrastanti quando viaggio in Iran. Quando sto per partire, nel momento che sono appena arrivata, nel bel mezzo del viaggio e quando rientro a Roma, provo sempre dei sentimenti differenti e molto intensi. Nonostante gli anni che sono passati da quando ho lasciato il mio paese, —otto, per essere precisi— ogni volta fallisco al tentativo in vano di mantenere una sorta di neutralità. È quella parola semplicissima, con il suo suono accattivante che genera tutta questa confusione. Casa. Più passa il tempo, più sono convinta che ormai non posso più attribuire quella parola ad un posto fisico. Ma ad una sensazione sì, come ho detto anche tanto tempo fa.

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Credo fermamente che in futuro la nostra epoca sarà ricordata come l’era in qui i confini cominciarono a sparire. Quei confini non sono solo quelle linee immaginarie che decidono anche la quota della miseria e del benessere delle persone. I confini tra le nostre culture, le nostre vite, il nostro cibo stanno per svanire. E io sono cento percento al suo favore. Ogni volte che la gente sente le mie storie di cucinare e del supper club (presto ne parlerò di più!), solitamente la prima cosa che mi chiede è “fai la cucina iraniana o la cucina italiana?“. La mia risposta è sempre nessuno delle due. Da iraniana che da più di otto anni ormai vive in Italia, non posso mai etichettare la mia cucina come iraniana o italiana. Io sono stata contaminata – in miglior modo possibile – dalla cultura di un paese completamente diverso dal mio, che ha anche una delle migliore cucine del mondo. Ho ereditato anche una tradizione culinaria incredibilmente sofisticata e raffinata; Ed in mezzo, ho assaggiato il mondo! Ho conosciuto tante persone di vari paesi. “Chi se ne frega di quello è scritto sul tuo passaporto, o se ne hai uno o no. Mangiamo!”Mostrami quello che hai, lo vorrei provare tutto.

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In fondo, non siamo tanto diversi. E non solo per quanto riguarda il cibo (vi sorprendereste se sapeste quanto sono simili i gusti tra alcuni piatti persiani e italiani). Siamo tutti essere umani, alla fine dei conti le cose che ci fanno piacere o dispiacere sono le stesse. Da qualsiasi parte del mondo che veniamo, qualsiasi spezie che che usiamo nei nostri piatti, qualsiasi nome con cui si chiamo colui che preghiamo, ci fa piacere essere felici e al sicuro. Ci addolora sapere che la nostra famiglia possa essere in pericolo. Tutti aspiriamo a vivere una vita migliore. Vorreme mettere assiame dei pezzi della nostra vita per fare una prospettiva. Alcuni come me, sono molto più fortunati di altri. Io volevo attendere una conferenza per i food bloggers a Londra. Volevo imparare delle cose nuovo, in modo da migliorare questo blog, – e di consequenza migliorare anche la mia attività, e quindi anche la mia vita. Ma a causa di quelle linee immaginarie, i confini, non l’ho potuto fare. Nonostante il tempo, il denaro e l’energia che avevo speso per farlo accadere.

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Quelli che a differenza di noi, non hanno il privilegio di vivere in pace e sicurezza, spendono molto più tempo, soldi e energia, per provare ad aspirare a una vita migliore. Mettono le le loro proprio vite al rischio, solo per avere una mera possibilità. Possono determinare chi può e chi non può tentare ad aspirare ad una vita migliore, quelle linee immaginarie?

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II. Le stagioni cambiano, interrottamente. Allora facciamo un dolce di zucca.

La natura é l’esempio perfetto per dimostrare che quanto in realtà siamo simili, nonostante i nostri nomi e documenti. Tutti gli essere umani festeggiano i cambiamenti della natura. Li possiamo interpretare In modi diversi, secondo alla nostra località geografica e la nostra storia, ma in fondo stiamo parlando della stessa cosa. persian pumpkin dessert-12  

Con l’arrivo di ottobre ci siamo cominciati ad immergere pienamente in modalità autunnale. Le giornate si sono accorciate e il vento è più freddo. Le coperte sono tornate sui divani e le zuppe sui fornelli. È il tempo del ritorno della cannella, la noce moscata, i chiodi di garofano e il cacao. Ormai anche l’ultima raccolta dell’anno è conclusa e ci si prepara per la stagione fredda. La frutta secca è sempre presente; noci e nocciole. E ovviamente anche la zucca; una presenza gloriosamente arancione. La delica, la violina e tutte le altre variazioni.

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Nell’antica Iran, si celebrava Mehregan in questo periodo dell’anno; La festività del raccolto. Portavano tanta frutta di colore rosso e tanti legumi e si festeggiava in comunità. In questo periodo l’anno scorso ho avuto il piacere di unirmi ad un gruppo di food blogger iraniani per un round-up di ricette a tema di questa festività persiana. L’anno scorso, ho postato la ricetta per un perfetto incontro tra la cucina italiana e la cucina persiana, il risotto con le lenticchie. Quest’anno vi do una ricetta che è così semplice che può appartenere a qualsiasi posto. Nella versione inglese di questo post potete trovare l’elenco degli altri blogger iraniani che hanno condiviso le loro ricette persiane autunnali.

Mia mamma preparava questo dolce di zucca quando io andavo a scuola, —perch’è così semplice e sano che non conta come un raro sfizio. (E io lo odiavo! Perché sostanzialmente quando andavo a scuola odiavo tutte le verdure.) Continue reading

Torta di Mele di Mia Mamma per San Valentino

Apple Cake for Valentine's Day | Torta di Mele per San Valentino | Lab Noon-8

Quando avevo circa 4 o 5 anni, mio zio più giovane si fidanzò con una ragazza i cui genitori erano lontani parenti dei miei nonni. Tutto normale fino a qui, a parte del piccolo dettaglio che mio zio trentenne viveva da più di dieci anni nella Svezia e la ragazza non aveva mai messo il piede fuori della sua città natale in Iran! Era un fidanzamento combinato. Loro non si erano mai visti. E senza l’internet all’inizio degli anni novanta, si dovevano accontentare delle occasionali chiamate telefoniche costose e a bassa qualità, e qualche foto o lettera inviata per posta che arrivavano in ritardo. Già un paio di anni dopo mi esprimevo febbrilmente a chiunque mi avesse ascoltato “Ma che diavolo gli passava per la testa?“, ma in quel periodo mi divertivo a star vicino alla futura sposa. 

Era troppo giovane, malapena ventenne. E come tante altre ragazza sognava di essere la mogliettina perfetta e di vivere felici e contenti con il suo marito perfetto, naturalmente in Svezia. Si voleva preparare per tutto ciò, così frequentava corsi di pasticceria. Peccato che tutto finì quando mio zio, la cui resistenza a tutta questa storia non era mai stata presa sul serio dai miei nonni, la telefonò un giorno e annullato il matrimonio. Ovviamente, fu subito uno enorme scandalo. La famiglia di lei interrompo qualsiasi rapporto con tutta la mia. Eventualmente però tutti andarono avanti e fecero altre storie, matrimoni, divorzi e figli. E più e meno un decennio dopo, le due famigli ripresero a sentirsi di nuovo. 

Apple Cake for Valentine's Day | Torta di Mele per San Valentino | Lab Noon-7

Nel frattempo, mia mamma aveva sviluppato un certo interesse per la pasticceria casalinga. Sperimentò sopratutto con le torte. Poi fece un passio più avanti e cominciò a auto-produrre tutti i pasticcini e biscotti per le feste più importanti come Norouz (La nostra festa per l’anno nuovo che ci si deve seppellire sotto i dolci per il regolamento o non è una vera festa). Tutti le dicevano che doveva cominciare un’attività con i sui pasticcini perché era troppo brava, ma lei non lo fece mai. Peccato. Tuttavia ha organizzato accuratamente le sue ricette preferite prese dai programmi di cucina o dalle amiche. Le ha raccolte nei taccuini che ora portano il segno del tempo, con qualche macchia di burro o dell’infuso dello zafferano. 

Uno dei suoi successi fu proprio questa torta di mele. Era un classico in tutte le sue feste e le donne le chiedevano sempre la ricetta. Vedete, è una torta semplice fatta a casa, con una base piuttosto ferma, che però lascia una sensazione vellutata in bocca appena si assaggia quel purè di mele, che alla sua volta ricorda una crema sfiziosa. E quando si arriva alla spumeggiante, leggerissima meringa con fiocchi di mandorle, ormai siamo conviti di aver mangiato una torta di alta pasticceria. Anche le sue meringhe non vengono mai perfette. 

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Il segreto della popolarità di questa torta è proprio questo; È abbastanza semplice da preparare in un lungo pomeriggio d’inverno, ma è anche abbastanza elegante da servire in un brunch o un ricevimento del tè. Mia mamma congelava ciò che rimaneva della torta da servire più tardi. Cosa che non accadeva mai, perché immancabilmente trovava dei buchi enormi nella crema, perché qualcuno l’aveva mangiucchiata, congelata! Credo che era una specie di vendetta inconscia al fatto che ogni volta lei correva a mettere la ciotola vuota dell’impasto della torta sotto l’acqua corrente in modo che io non me la leccassi via. (“È cruda e ti fa ingrassare!“)

Solo anni più tardi, qualche mese fa per essere precisi, mi venne in mente di chiederle dove ha preso la ricetta della sua famosa torta delle mele. Avevo completamente dimenticato l’assurdo fidanzamento combinato di mio zio, perciò è stata una sorpresa quando mia mamma mi disse che la ricetta era una di quelle che l’ex fidanzata a lunga distanza aveva imparato nel corso di pasticceria. Questo mi ha fatto riflettere, dell’amarezza con cui sarà rimasta lei dopo la fine di quella storia. Immagino che non abbia fatta più quella torta. Forse ha smesso di fare dolci del tutto. O magari no, chi sa. Speriamo che dopo qualche anno si sia resa conto che non sposare un uomo che non aveva mai conosciuto era per il meglio. 

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Ho riflettuto anche sulla serie degli eventi. La dolcezza di un’elegante torta fatta a casa, che tutti hanno amato per molti anni, in realtà è il ricordo sbiadito di una amarezza. La vita è imprevedibile (grazie al cielo). Desideriamo certe cose e invece ne otteniamo altre. Quell’altra cosa può essere una torta di mele. Forse quello che desideravi era una suntuosa mousse di cioccolato, con liquore e fragole (che sono del tutto fuori stagione a febbraio), ma questo non rende la torta di mele inferiore. 

Noi non osserviamo il giorno del San Valentino. Quest’anno non ci vedremmo nemmeno durante la giornata. Ma sin dai nostri primissimi giorni, quando nemmeno il pensiero di questo blog esisteva, io cucinavo qualcosa di speciale, qualcosa di buono per l’occasione. Di solito c’erano la cioccolata e dei piccoli cuoricini in mezzo (ma mai le fragole! Trovo le finte fragole invernali di cattivo gusto in ogni senso). Non quest’anno. Quest’anno sono presa dall’imprevedibilità della vita. Così vorrei seguire il suo flusso. Ho optato per quello che ho, non quello che avrei desiderato. Può sembrare modesto, ma è gustoso, ha la sua storia ed è perfettamente di stagione; È l’imperfetta torta di mele di mia mamma per San Valentino. Un po perché mi manca lei, ma anche perché il suo amore è uno dei fatti meno imprevedibili della vita. E infondo, perché non condividere con una persona cara una torta di mele che ha la base solida e la guarnizione lisca e dolce? Un pizzico delle spezie afrodisiache e il dolce del San Valentino è sistemato. 

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Nota: Questa è una torta da concedersi per le occasioni speciali, perciò non è perfetto per chi fa molta attenzione alle quantità di zucchero e burro, perché ne ha abbastanza. Io comunque ho sostituito sia la farina che lo zucchero con la versione integrale per dare più sostanze nutrienti.

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